Thailandia: mare forza 5, istinto materno disperso

Oggi ho vinto il premio “Peggior Madre” dell’Associazione Madri Isteriche Italiane. Ho portato Rebecca su uno speedboat per tre ore e mezza, con vento e mare forza 5, per raggiungere due riserve naturali stupende.

Stupende, mi dicono. Ero impegnata a contare i sacchetti.

Su venti passeggeri, almeno dieci hanno vomitato. Tra loro Rebecca e Mike. Il resto della barca si è diviso tra chi dava consigli, chi raccontava viaggi migliori e chi fingeva di non conoscere nessuno.

C’erano quattro giapponesi. Una ragazza ha passato il viaggio a piangere e urlare con la testa nel sacchetto, mentre il fidanzato, accanto a lei, dormiva con la serenità di chi aveva prenotato un’escursione diversa.

Il brianzolo di Lecco, imperturbabile, elencava i migliori ristoranti della zona tra un conato e l’altro degli altri passeggeri. Poi distribuiva rimedi: «Tac, la pastiglietta!» Il “tac” era rassicurante. Il mare non se n’è accorto.

Il milanese raccontava del suo meraviglioso viaggio su uno yacht di lusso, chiaramente non paragonabile alla nostra esperienza. Sua moglie, intanto, cercava di salvare i gioielli dagli schizzi. Ognuno ha le sue emergenze.

Una ventenne accompagnava due fratelli adolescenti trascinati in vacanza dai genitori. Cuffie nelle orecchie, iPhone davanti alla faccia: l’unica persona a bordo che aveva trovato un modo efficace per non essere lì.

Infine, la tecnica. Seduta davanti, quasi pronta a prendere il comando, ha osservato serafica: «Beh, oggi il mare è forza 5… Però vi rifate con l’ottimo ristorante in cima. Solo cento scalini!»

Cento scalini. Dopo tre ore e mezza di centrifuga.

Rebecca mi ha guardata. Ho capito che il premio “Peggior Madre” era ormai mio e che, almeno, nessuno poteva chiedermi di fare il discorso di ringraziamento.

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